Risvegliati da Dioniso

SOFTWARE e INNOVAZIONE srl

PROGETTO
Risvegliati da Dioniso

CUP B11B19001190007

Risvegliati da Dioniso

Breve descrizione del progetto e finalità

Il settore in cui operiamo si definisce generalmente “valorizzazione dei beni culturali”. Noi preferiamo definirlo: “costruzione di esperienze cognitive a partire dai beni culturali esistenti”. Si tratta di capovolgere la prospettiva e mettere al centro dell’attenzione non il “bene culturale” ma la persona che ne fruisce. Se “valorizzare” il bene culturale è anzitutto conferirgli e riconoscergli la funzione di farsi elemento necessario all’elaborazione di valori identitari e comunitari, noi miriamo a fornire al fruitore del bene gli strumenti cognitivi indispensabili per interrogarlo per il raggiungimento di tale scopo. In pratica si tratta di inserire i beni culturali in un dialogo interattivo con il fruitore di oggi, sottraendoli a una mera fruizione estetica che li consegna ad un ruolo passivo, quando ad osservarli non sono gli esperti del settore e non sono sufficientemente e sapientemente illustrati, soprattutto nel caso di quei beni mobili, conservati e (non sempre) esposti nelle vetrine dei musei.

Allora, non si tratta semplicemente di preferire una definizione a un’altra, ma di prospettare una visione condivisibile da studiosi, da artisti, da tecnici e da esperti di marketing per giungere alla creazione di un prodotto unico e unitario, ma estremamente complesso e articolato, che sia sintesi delle istanze, delle esperienze e delle competenze delle istituzioni, del mondo della ricerca, delle industrie creative, dei visitatori dei musei e del mondo della scuola (docenti e studenti), e che sia fruibile al di fuori dei media tradizionali e di ogni altra forma di offerta “culturale”
attualmente disponibile.

La strategia dei piani europei di sviluppo, fondata sulla convinzione che crescita economica e crescita culturale siano interdipendenti, pone un accento specifico su queste problematiche, individuando i limiti e gli errori che nell’immediato passato hanno rallentato l’efficacia di progettualità e prodotti troppo concentrati sul ricorso alla tecnologia, sia nelle sue forme più note che in quelle più sperimentali. Nel concentrarci sulla formazione del soggetto-visitatore e non sull’oggetto-bene culturale, torniamo a intendere la tecnologia come lo “strumento” e non come il
“fine”.
Del 19 novembre è una nota europea che si riferisce al programma di ricerca Horizon (HORIZON-CL2-2022-HERITAGE-01-02: Europe’s cultural heritage and arts – promoting our values at home and abroad) contenente le strategie previste per il prossimo programma quadro. Ne riportiamo testualmente alcuni brani per la soddisfazione di mostrare come e quanto la strategia che guida il nostro progetto, condivisa dal nostro direttore scientifico e dal nostro regista con il direttore del Mann, anticipi punto per punto quello che l’Europa chiede che venga esteso all’intero continente per la valorizzazione della cultura: 

European arts and cultural heritage have an intrinsic value in enriching our lives, but also reflect our way of life, and contribute to shaping our society and its values. They are important elements of our creativity and innovation, on which we build economic growth and social development. ….New and creative approaches may be required to broaden its attractiveness and reach – e.g. contemporary art forms, design, modern technology and media. ….Cooperation with cultural and creative stakeholders, e.g. artists, actors and designers is encouraged to attract and engage the public and in particular young people.

Il nostro assunto di partenza è che l’essere umano è un “prodotto culturale in continua trasformazione”, risultato delle esperienze del passato, ma anche delle soluzioni che di volta in volta individua nel suo necessario relazionarsi con l’ambiente fisico e con quello sociale in cui vive. Tutti noi ci muoviamo in uno spazio fisico e al tempo stesso in uno spazio virtuale definito dai nostri comportamenti, dall’eredità che ci viene dal passato e che si manifesta nella nostra “culturalità”, quando per cultura intendiamo l’insieme dei comportamenti che condividiamo nel nostro tempo nello spazio in cui ci muoviamo, paesaggio fisico e umano al tempo stesso. I beni culturali materiali, in ispecie quelli mobili presenti nei musei e in ogni
altro “luogo della cultura”, assurgono, allora, a strumenti di attualizzazione di questa culturalità, di questo spazio virtuale, lo definiscono, lo rendono reale oltre la fruizione noetica, lo materializzano e, facendolo, riaffermano la presenza viva in noi del nostro passato, sicchè ognuno di noi diventa “sintesi del tempo”, giacché rielabora ininterrottamente nella quotidianità del presente l’eredità del passato condiviso con il contesto sociale e culturale di provenienza e sulla base di questo di rielaborazione formula le scelte personali per la costruzione del proprio futuro.

Ora, la questione è che per la gran parte delle persone tutto ciò accade inconsapevolmente, con il rischio di non riconoscere il ruolo che in questo processo hanno i beni culturali, troppo spesso declassati a oggetti da fruire soltanto per il loro valore estetico e (soprattutto negli ultimi tempi) freddamente e sterilmente inseriti nel circuito economico dell’industria turistica con un’attenzione fin troppo esagerata al “botteghino”. Il nostro progetto si tiene in equilibrio sul filo di una transizione verso una fruizione consapevole del passato e non soltanto della sua eredità materiale, senza rinunciare al piacere del godimento estetico-sensoriale ed emozionale del bene culturale, soprattutto quando lo si eleva al rango di opera
d’arte, e senza perdere di vista la possibilità e la necessità di sfruttarne a pieno il suo potenziale ai fini della crescita del fatturato dell’industria turistica. Per tutte queste ragioni abbiamo scelto di fare un lavoro congiunto con un museo, perché luogo di conservazione di beni culturali mobili e di fruizione pubblica e, dunque, custode dei valori culturali della comunità, virtualmente sintesi della città e proiezione vivente della sua storia. E abbiamo scelto di osservare il passato scandagliando il rapporto dell’uomo con il divino, giacché in questa relazione si traducono in atteggiamenti culturali le risposte che l’uomo dà alla ricerca di se stesso, del suo ruolo in rapporto alla natura e all’interno della società civile, delle sue radici e del suo futuro. Abbiamo scelto di interrogare Dioniso, il più rappresentativo tra le divinità del mondo classico, in ispecie del sud dell’Italia impregnato di cultura greca, ma anche il più enigmatico.
Dio per antonomasia delle trasformazioni, delle metamorfosi, si è offerto ai nostri occhi come immagine del tempo, irrefrenabile e inarrestabile nel suo divenire, nel suo mutare e rinnovarsi. A questo punto, dopo esserci confrontati ed esserci ritrovati in sintonia con il suo direttore, non potevamo non associarci nella collaborazione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che, per i contenuti di innumerevoli dei beni che custodisce, si candida ad essere autentica dimora del dio, al cospetto di quel Monte Vesuvio, che, simile al Monte Citerone consacrato al dio in
Grecia, oggi come in antico risuona per le “tammuriate” delle liturgie del culto di Dioniso.
Il metodo e l’innovazione A differenza di quanto troppo spesso è accaduto, nel nostro caso la “divulgazione” riguarda una selezione di contenuti che viene operata col rigore scientifico della più specialistica ricerca storico-archeologica e antropologica, gli stessi contenuti generalmente discussi nelle aule accademiche, dalle quali vengono portati fuori ed esposti a un pubblico numeroso ed eterogeneo per formazione culturale, per
estrazione sociale e per interessi, grazie al ricorso a un strategia di comunicazione ibrida, che mette l’una accanto all’altro la narrazione orale e quella per immagini in uno spazio virtuale creato con le più moderne tecnologie digitali. Il raggiungimento dello scopo primario del progetto, che è quello di coinvolgere il fruitore in un’esperienza cognitiva e formativa, si affida alla scelta di servirsi di un codice comunicativo condiviso da chi produce i contenuti e dai suoi destinatari finali, servendosi sul piano strumentale di possibilità tecnologiche mai avute dalle generazioni precedenti, senza, per questo, limitare la tecnologia ad una “trovata sensazionalistica”, al ruolo di “fenomeno da circo” atto ad attirare persone per stupirle con effetti speciali senza alcun altro scopo. Diventa possibile manipolare le immagini, farle agire in scena, animarle attraverso macchine da presa virtuali come quelle realmente usate sul set per gli attori in carne ed ossa, costruire scenari irreali a prima vista, che diventano l’ambiente naturale in cui si muove l’archeologo- narratore. Al pari della sua guida narrante, anche l’utente finale può interagire con gli oggetti-beni culturali, sì da poter scegliere tra la narrazione così come impostata dal narratore e un proprio percorso narrativo, selezionando il livello di approfondimento preferito e capace di soddisfare le proprie esigenze.

Un’esperienza attiva che diventa punto di partenza per altre esperienze cognitive in un continuo avanzamento di livelli di conoscenza, in uno spazio al tempo stesso reale e virtuale, fatto di “piani integrati”, sovrapposti nella scansione diacronica delle epoche toccate dalla narrazione e giustapposti nel ripetersi contemporaneo di atteggiamenti culturali che hanno radici nel passato. Agli estremi del percorso l’incontro con la propria identità culturale e il raggiungimento della consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie responsabilità all’interno della società civile e della comunità civica.

Costi previsti dal progetto = € 417.946,28
Contributo concesso = € 292.562,40

Progetto cofinanziato dall’Unione Europea – Programmazione 2014-2020 Por Campania Fesr 2014-2020, Asse Prioritario 1 “Ricerca e Innovazione”, Obiettivo specifico 1.1 “Incremento dell’attività di innovazione delle imprese”, Azione 1.1.3 “Sostegno alla valorizzazione economica dell’innovazione attraverso la sperimentazione e l’adozione di soluzioni innovative nei processi, nei prodotti e nelle formule organizzative, nonché attraverso il finanziamento dell’industrializzazione dei risultati della ricerca”

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